Problema alluce valgo: cosa fare

L’alluce valgo è una deviazione laterale del primo dito del piede, accompagnata da una sporgenza del metatarso (comunemente detta “cipolla”) e associata ad una infiammazione spesso molto dolorosa (borsite).
Non si tratta solo di un inconveniente di natura estetica, perché l’alluce valgo coinvolge anche le condizioni generali di salute, soprattutto dal punto di vista della difficoltà di deambulazione e della sensazione di dolore, a volte anche intenso.
Oltre al dolore e alla difficoltà di deambulazione, l’alluce valgo provoca un cambiamento nell’anatomia del piede: se trascurato, tende a peggiorare progressivamente, fino a incidere pesantemente sulla qualità della vita di chi ne soffre.


Eziologia e diffusione dell’alluce valgo

Le cause per le quali si può soffrire di questa patologia sono varie e partono dalla genetica, per cui è possibile che ci sia una familiarità a questo disturbo.

Anche se è difficile prevenirne la comparsa, il valgismo è spesso imputabile all’uso continuativo di calzature inadeguate, come ad esempio quelle stette, a tacco molto alto o appuntite, che costringono il piede in una posizione innaturale, provocandone col tempo, la deformità.
L’alluce valgo può essere anche conseguenza di un preesistente squilibrio posturale, provocato dal piede cavo o piatto, o può essere originato da problemi fisiologici a carico delle ginocchia, dell’anca o della colonna vertebrale, tutte situazioni che, provocando squilibri biomeccanici, costringono il piede ad adattarsi ad una condizione innaturale e, di conseguenza, a modificare la sua forma.

Meno diffuso negli uomini, ne soffre il 40% delle donne, soprattutto nella fascia di età intorno ai 40/50 anni; ma è possibile che l’alluce valgo si manifesti già durante l’adolescenza o addirittura nell’infanzia: in questi casi, con la crescita e la naturale modificazione delle ossa, può tendere a regredire spontaneamente, soprattutto se vengono individuate e corrette le abitudini malsane che ne hanno favorito la comparsa.

Sintomi e conseguenze

Il sintomo più evidente dell’alluce valgo è rappresentato dalla deviazione dell’articolazione, che appare gonfia e dolorante; il paziente lamenta una difficoltà e a volte un’impossibilità di camminare in maniera naturale. Accanto alla protuberanza ossea si possono sviluppare anche arrossamenti e ispessimenti cutanei, specie se il valgismo è così avanzato da mostrare un alluce ormai sovrapposto alle altre dita.


Diagnosi e cura dell’alluce valgo

Identificazione e disamina

La visita diagnostica valuta, anzitutto le condizioni generali del paziente, con riferimento anche alla sua anamnesi e prosegue con l’osservazione del suo modo di camminare e di appoggiare il piede. Se necessario, si effettuano ulteriori accertamenti tramite una ecografia o una radiografia, eseguita sul paziente in piedi, in modo da dare informazioni sulle condizioni del piede sotto carico. In casi più seri potrebbe essere necessaria effettuare una TAC o una risonanza magnetica.

Il percorso che il medico propone al paziente dopo la diagnosi di alluce valgo, solitamente comprende un piano terapeutico personalizzato e commisurato alla severità della singola situazione, consigliando anzitutto un cambiamento dello stile di vita o delle abitudini relative alle calzature indossate dal soggetto interessato.

Cura dell’alluce valgo

Vengono prese in considerazione, in primo luogo, le terapie conservative: si consiglia di evitare di rimanere a lungo in piedi; per combattere il dolore si possono effettuare impacchi di ghiaccio sulla zona interessata o, se necessario, assumere farmaci anti infiammatori non steroidei, come il paracetamolo e l’ibuprofene, che riducono l’infiammazione e, di conseguenza, anche il dolore. Nei casi più gravi si può avviare un protocollo di terapia cortisonica.
Si raccomanda di indossare calzature che riprendano la forma naturale del piede, sostenendolo e proteggendolo dagli urti: quindi suole ampie che sostengano adeguatamente il tallone, una parte anteriore spaziosa e flessibile che non costringa la punta del piede e ne assecondi il movimento naturale, tacchi non più alti di 4/5 cm, che agevolino la camminata senza destabilizzare la ripartizione del peso del corpo sul piede. Anche la fisioterapia può essere di giovamento per ridurre i sintomi e alcuni esercizi possono anche alleviare il dolore.

Presidi e correttori

In casi già avanzati e che necessitano di maggiore intervento ausiliare, si rivela utile l’uso di plantari o tutori, dispositivi speciali da collocare all’interno delle scarpe o direttamente sul piede.
I correttori, che si possono trovare sul sito Sanort, sono realizzati principalmente in silicone e sono disponibili in forme e misure adeguate alla gravità del problema, studiate appositamente per offrire protezione e riallineare l’alluce al resto delle dita.
Questi presidi evitano il sovraccarico sulla parte anteriore del piede e diminuiscono così anche la sensazione dolorosa. Esistono anche dispositivi distanziali, per evitare l’attrito tra le dita, con cuscinetti adesivi e stecche che correggono l’articolazione e tendono ad un riposizionamento corretto dell’alluce.

In alcuni casi è opportuno consigliare ortesi personalizzate che supportino il piede e la caviglia insieme.

Terapia chirurgica dell’alluce valgo

In casi estremi, se le terapie conservative non arrecano benefici, si deciderà di intervenire chirurgicamente, tenendo in considerazione la gravità della deformazione e dei sintomi, l’età del paziente e le sue condizioni generali di salute.

Scegliendo la minima invasività, con piccole incisioni che consentono di correggere la posizione dell’alluce senza interessare le altre dita, si permette un recupero post operatorio più veloce. Le tecniche chirurgiche più moderne non prevedono più l’inserimento di elementi sintetici, come viti o fili: anche per questo il piede guarisce con i tempi naturali, dettati dalle sue stesse esigenze. Dopo l’intervento può essere necessario indossare un’apposita calzatura e una speciale fasciatura che consentono di appoggiare il piede e camminare senza l’uso di stampelle.
Trascorsi 20 giorni dall’operazione, viene effettuato un primo controllo medico e sostituito il bendaggio con un calzino, che permette al paziente di indossare una normale scarpa comoda a pianta larga e, quindi, riprendere gradualmente le normali attività.