Sostenibilità e virtualità: un binomio vincente

Sostenibilità è una parola magica, che oggi usano tutti in tante occasioni, in mille diverse situazioni. Esiste l’economia sostenibile, quell’economia cioè che mira non a consumare risorse ma a preservarle, a tutelarle, a tenerle insieme, un’economia del novo millennio che dovrebbe contribuire a salvare il pianeta dalla distruzione, ma a garantire comunque una forma di sviluppo. Esiste poi la società sostenibile, in cui le persone convivono con l’ambiente e con gli altri mirando a non puntare sulla prevaricazione e sul consumo – in questo caso di relazioni, di rapporti, di interessi – ma piuttosto a garantire una convivenza e una disponibilità agli altri. C’è anche il turismo sostenibile, in cui, coerentemente con l’idea di non portare consumo, deterioramento, si viaggia pensando alla tutela dei beni culturali e di quelli ambientali.

Appunto il consumo deve essere sostenibile, e questo non solo nel caso del turismo. Consumare senza consumare, questo è l’ossimoro in cui la sostenibilità vuol ridurre l’attività di produzione e di acquisto.

È possibile immaginare un’economia sostenibile? Un’economia cioè che sia rispettosa dell’ambiente, della società, del lavoro e dei lavoratori, del contesto territoriale? Dire economia sostenibile è come dire economia che non consuma risorse (appunto ambientali, sociali, lavorative, territoriali), e questa può sembrare una contraddizione in termini: l’economia è lavoro, cioè energia che si trasforma in prodotti, e per avere energia si deve per forza consumare, bruciare, disperdere. Ma questo è stato vero nell’economia dell’800 e del 900, l’economia della rivoluzione industriale, legata a una crescita e a una produttività che mirava a introdurre risparmi energetici, produrre lo stesso con meno spreco energetico, o produrre con lo stesso spreco energetico più prodotti. Oggi siamo invece nel tempo dell’economia della conoscenza e dunque è possibile avere maggior produttività non lavorando sula voce energia, ma su quella, compatibile e sostenibile, della conoscenza.

Una risposta può essere la virtualità: solo la virtualità del rapporto con i clienti, tipica del commercio elettronico, è in grado di aiutare la sostenibilità, perché la virtualità rende nullo l’impatto logistico, e rende invece centrale la qualità delle informazioni fornite, la qualità dell’immagine, l’evocazione di stili di vita diversi. Un’altra economia è possibile.